|
|
P. 23/01/2002
- Taurianova, di proprietà della ditta Sposato. Le due cave sono in attività da molti anni e sono situate in prossimità del greto del Fiume Petrace e dei suoi affluenti, sono fornite di pezzature eterogenee che provengono tutte dallo smantellamento dei rilievi granitoidi presenti a monte. Queste pur essendo vicine all'autostrada sono, però, in uno stato di degrado avanzato e necessiterebbero di un ripascimento con appropriato materiale di apporto. Da qui la necessità di identificare un terzo sito che lo studio di impatto ambientale indica in un impianto di frantumazione rifornito da materiale cavato anche dal fiume Metramo, che seppure più lontano, versa in condizioni ambientali più appropriate. Anche in questo caso lo studio di impatto ambientale non prevede aperture di nuove cave per la realizzazione del 3o e 4o lotto. Per la scelta dei siti da adibire a discarica si è tenuto in considerazione la morfologia, l'uso del suo- lo, la litologia, il limitato potere inquinante dei materiali provenienti da scavi e/o demolizioni, la viabilità e la vicinanza al tracciato autostradale. In generale, si tratta di siti facilmente raggiungibili con la viabilità secondaria così come indicato in cartografia. Le aree scelte sono vecchie cave abbandonate da rinaturalizzare, aree incolte oppure utilizzate a seminativo. I siti così individuati sono sufficienti allo stoccaggio del materiale in esubero dedotto dai bilanci delle terre, demolizione dei viadotti, cavalcavia, gallerie, murature, conglomerati bituminosi. I criteri di scelta si sono basati sulla costituzione dei suoli, sulla morfologia dei luoghi e sull'accessibilità dal tracciato autostradale o dalla s.s. 18. Per lo smaltimento dei materiali in esubero del lotto 1o si utilizzeranno quattro siti. La "Cava Cisterna" in prossimità del km 148 della s.s. 18, è una vecchia cava, dismessa da parecchi anni è attualmente utilizzata come orto per usi privati. Il volume di materiale per riportare il versante alla forma originaria supera i 100.000 m3. L'accesso alla cava è garantito dalla vecchia strada di accesso dalla ss. 18. Non si sono osservati fenomeni di dissesto nelle pareti costituite da calcari evaporitici ma in fase di progettazione esecutiva della discarica si dovrà eseguire un dettagliato studio geologico-tecnico. Un secondo sito è ubicato lungo la s.s. 18 in prossimità del precedente. È costituito da conglomerati e sabbie rossastri ed è debolmente acclive. Attualmente è utilizzato a seminativo. La sua estensione è di circa 3 ha. Un terzo sito di circa 1,5 ha di proprietà dell'Anas attualmente incolto. Ubicato a 500 m dallo svincolo autostradale di Gioia Tauro lungo la s.s. 111. Considerando un accumulo con altezza media pari a 3 m, in tal sito possono essere depositati circa 25.000 m3 di materiale derivante dalla demolizione di gallerie, murature e conglomerati bituminosi. Un'ulteriore sito utilizzabile è un'area incolta con estensione di circa 3,5 ha a morfologia pianeggiante, costituita da depositi alluvionali. Raggiungibile tramite la strada che collega lo svincolo autostradale di Palmi con la località Cirelio; nello studio di impatto ambientale vengono individuati altri siti che possono essere utilizzati come discariche provvisorie. Per il lotto 2 si utilizzerà un'ex cava ballast ferroviario, nei pressi della stazione ferroviaria di Palmi che attualmente presenta un certo stato di degrado. La capacità del sito è di oltre 700.000 m3 sufficiente a smaltire i materiali in esubero. Si tratta di materiale granitoide, simile a quello dei terreni interessati dallo scavo della galleria. Il fronte si estende per 400 m circa, la larghezza è pari ad oltre 50 m2 la profondità variabile tra 30 e 15 m2. Sono stati osservati alcuni blocchi instabili in parete per cui si dovrà eseguire in fase di progettazione esecutiva uno studio di dettaglio di carattere geologicotecnico: lotto 3 e lotto 4; è stato individuato nella vasta depressione di Piano della Corona il sito ideale per depositare senza particolare impatti un volume di circa 2.600.000 m3 sufficienti per soddisfare il fabbisogno del lotto 3 (1.900.000 m3) e del lotto 4 (700.000 m3). Si tratta di eseguire il riempimento di piccole depressioni morfologiche o di porre in opera spessori limitati in aree pianeggianti, ripristinando, a lavori Aspetti ambientali: deve essere rilevato che la redazione dello studio è stata condotta separatamente su tre tratti autostradali distinti. In particolare le analisi condotte in relazione alle diverse componenti ambientali esaminate, pur caratterizzate complessivamente da un sufficiente livello di approfondimento, sono state impostate sulla base di riferimenti metodologici non omogenei, rendendone in qualche caso difficoltosa la descrizione di sintesi. In sede di istruttoria il proponente ha provveduto a produrre elaborati più omogenei e coerenti tra loro. Alla fine la stima degli effetti previsti e l'identificazione delle relative misure di prevenzione e mitigazione è stata condotta sulla base di riferimenti sufficientemente omogenei per l'intero tratto autostradale in oggetto, fornendo così un quadro di dettaglio della situazione post-operam e post-mitigazioni; per il lotto 1o è stata effettuata una campagna di misurazioni delle emissioni in atmosfera. Le misure sono state eseguite in corrispondenza di una sezione posta in prossimità dello svincolo di Palmi, dove è stata effettuata la determinazione dei principali inquinanti gassosi e dei dati meteorologici per un periodo di 24 ore. I risultati dei rilievi svolti in prossimità dell'infrastruttura mettono in evidenza che i limiti normativi, allo stato di fatto, non vengono superati. Per l'analisi della situazione post-operam è stato adottato il modello previsionale di schematizzazione del fenomeno di trasporto e diffusione di emissioni gasso se di tipo "Gaussiano" che ha consentito di calcolare, per ogni ricettore esaminato, le concentrazioni al 2000, 2010 e 2020. Per la valutazione delle emissioni sono stati considerati 12 ricettori rappresentativi dislocati lungo l'intero tronco. In sintesi il quadro ambientale postoperam evidenzia una diffusa condizione di esercizio "in sicurezza", sia allo stato attuale che nella proiezione del traffico veicolare al 2010 e 2020, per il quale si suppone un incremento globale pari al 4% (2010) e 21,7% (2020). Unica eccezione è rappresentata dal ricettore 4, coincidente con un aggregato di edifici produttivi ubicato in un lotto di terreno completamente sguarnito di impianto a verde. Nel lungo periodo (2010-2020) tale ricettore presenta una esposizione agli inquinanti presi in esame superiore ai livelli di attenzione. Lo studio propone di adottare interventi di protezione con barriere naturali verdi impostate sui rilevati autostradali a fasce di taglia crescente e con essenze idonee alla funzione di assorbimento degli agenti inquinanti. Per i lotti 2o e 3o è stato scelto il modello CALINE 4 adatto allo studio della diffusione di inquinanti da tratti di arterie stradali quali quello in esame. Dall'analisi dei risultati ottenuti emerge che i valori ottenuti risultano ben al di sotto dei limiti di legge. L'impatto sulla componente atmosfera, derivante dalla realizzazione dell'opera, risulta essere particolarmente contenuto. Pertanto, visti i dati relativi alle emissioni e visti i relativi risultati di dispersione al suolo, non si ipotizzano particolari interventi di mitigazione. Nei tratti in cui il tracciato stradale è collocato in trincea bassa, rilevato basso e a raso, fiancheggiando zone agricole o scarsamente urbanizzate come quelle dell'area in oggetto, devono essere previste delle barriere naturali (siepi) con azione di filtro sulle polveri emesse. Per il lotto 4 le previsioni post-operam documentano che nella maggioranza dei punti ricettori esaminati si verificherà per il monossido di carbonio e il biossido di azoto un miglioramento della qualità dell'aria o una condizione stabile. Impatti positivi, non quantificati ma presenti, investono inoltre la viabilità ordinaria che verrà alleggerita dal traffico di attraversamento deviato sul percorso autostradale: i benefici sono determinati dalla riduzione delle emissioni per gli inquinanti caratteristici delle basse velocità (monossido di carbonio, idrocarburi, etc.); in generale si può dire che il lotto 1o è caratterizzato dal- l'attraversamento del fiume Petrace, uno dei corsi d'acqua più importanti della zona, il lotto 2o, interessando il versante interno del Monte S. Elia, attraversa una zona sottesa a bacini di estensione minima. Inoltre, dal punto di vista idrogeologico, come indicato dai risultati delle indagini geognostiche, la saggio della roccia metamorfica alle sabbie limose e limi sabbiosi, che costituiscono gli affioramenti fino al termine del lotto. Le condizioni riscontrate non indicano particolari problematiche relativamente alla componente in oggetto in seguito alla realizzazione delle nuove opere d'arte. Il tratto interessato dal lotto 2 è caratterizzato da una morfologia dolce e dalle forme arrotondate, a testimonianza della facile erodibilità del materia- le e dell'omogeneità con cui avviene il modellamento. Solo verso la costa, al di sotto dell'area di progetto, l'azione combinata della tettonica e del mare ha condotto a forme con pareti sub-verticali e con evidenti fenomeni di crollo lungo i versanti rocciosi. Dalla progressiva 0+000 alla progressiva 0+380 i terreni sono costituiti dalle sabbie limose con ciottoli ed intercalazioni argillose, sovrastanti i graniti caratterizzati da una spessa fascia di alterazione. Dalla progressiva 0+380 alla progressiva 0+900, il tracciato corre prevalentemente a mezzacosta interessando con gli scavi il granito. Dalla progressiva 0+900 alla progressiva 1+370, il tracciato, impostato sulla formazione delle sabbie con ciottoli, prevede un rilevato per il superamento dell'ampio e poco profondo impluvio esistente. Nel tratto finale, prima del- l'imbocco della galleria, il tracciato, incontra una debole coltre di materiali mobilitati originata da scivolamenti ormai pregressi. Questo vecchio dissesto è ormai completamente stabilizzato e dovrebbe interessare spessori esigui. Dalla progressiva 1+370 alla progressiva 2+370 circa, il tracciato si imposta in galleria: lo scavo della galleria naturale è preceduto da due tratti in artificiale agli imbocchi. Le gallerie artificiali si sviluppano interamente nella fascia di alterazione del basamento granitico, ascrivibile ad una classe IV. Quelle naturali intercettano via la roccia meno alterata e con fratture più distanziate. Lo stile tettonico però fa realisticamente prevedere la presenza di fasce fortemente fratturate anche nelle zone più interne dove è quindi prevedibile una circolazione idrica, anche se di modesta entità. Per quanto riguarda il lotto 3o è presente una successione di formazioni litologiche, essenzialmente pseudocoerenti ed incoerenti e, in subordine, lapidee, risalenti ad un periodo di tempo che va dal Paleozoico (probabilmente Carbonifero) al Neogene (Pliocene). In particolare la serie affiorante è rappresentata dalle seguenti litologie, dalla più antica alla più recente: paragneiss e dioriti del basamento cristallino-metamorfico (Paleozoico superiore); sabbie ed arenarie (Miocene medio-superiore); calcari arenacei (Miocene superiore); argille e argille siltose (Pliocene); depositi quaternari (detriti di falda ed alluvioni); depositi di frana. Lo sviluppo del tracciato del lotto 4o riguarda il dominio di affioramento del- l'Unità d'Aspromonte, nel suo membro costituito da rocce granitoidi di tipo ne riparia dei torrenti, e i boschi mesofili (o forse più propriamente mesomediterranei) nei quali prevale l'associazione nocciolo-acero. Nelle zone prative (coltivi abbandonati o rari pascoli) e sulle scarpate s'insedia con vigore la ginestra, accompagnata da fasci rigogliosi di brachipodium. Quanto ai lecci, essi sono confinati su terreni aspri e rocciosi con suoli embrionali. Le formazioni forestali si riducono ad una sola: i castagneti cedui. Il valore naturalistico di questi paesaggi è complessivamente molto basso, per la dominanza dei boschi artificiali, nonchè per la scarsa integrità e consistenza delle formazioni relitte di boschi mesofili naturali. Peraltro, proprio nel fondo delle forre si rinvengono le rare stazioni di Woodwardia. Il valore dinamico, appare potenzialmente assai vivace, poichè le specie spontanee hanno velocità di rigenerazione e di espansione molto elevata. Il valore ecologico risulta assai inferiore a quanto potrebbe apparire ad un esame fisionomico. Le zone boschive e le forre, con i torrenti di fondovalle, rappresentano i biotopi a più alta valenza ecologica tra quelli identificati nell'area esaminata. Nei primi la presenza di rapaci e di carnivori, predatori all'apice delle catene alimentari, e di numerose specie insettivore dimostrano l'elevata potenzialità naturale di tale biotopo. Le seconde sono ambienti freschi, con tasso di umidità costante, anche se minimo. Ospitano fitoassociazioni mesofile e igrofile e sono sede di rifugi, percorsi e habitat faunistici, con buona concentrazione di popolamenti. Non deve quindi essere trascurato il valore della grande biomassa degli oliveti e soprattutto dei castagneti in cui tali corridoi sono immersi. Essa contribuisce in misura elevata ad alimentare ed a proteggere gli ecosistemi e quindi i paesaggi spontanei. Il Monte S. Elia risulta presente nell'elenco dei siti di interesse comunitario del Progetto Bioitaly (1992). Il territorio interessato dal 4o lotto è quasi totalmente caratterizzato dalla presenza di castagno (castanea sativa); sono state però riscontrate acacie (robinia pseudoacacia), a volte estese su piccoli appezzamenti, a volte disperse tra i castagni. È presente anche la quercia che appartiene al genere quercus. Quella più diffusa riscontrata in questo territorio è la quercus sessiliflora ovviamente insieme ad altre; comunque, non costituiscono in questo territorio dei boschi puri in quanto poche piante o gruppi di piante sono consociate alle altre specie e vengono indicati come boschi misti. L'altra essenza boschiva riscontrata è il pino (pinus laricio). Fanno parte del bosco, inoltre, alcuni cespugli come il rovo e la ginestra. Osserviamo, inoltre, colture erbacee che per circa il 90% sono rappresentate da graminacee in particolare da avena, frumento, orzo. Il territorio in oggetto è caratterizzato tra l'altro anche dalla presenza di colture arboree principalmente rappresen-
Pagina 2/4 - pagine: [1] [2] [3] [4]
|
|
|
Beni culturali, Bonifica, Caccia e pesca, Inquinamento,
Risorse idriche, Parchi, Cartografia, Paesaggio, Rifiuti, Zone protette
|
|
|
Amministrazione, Catasto, Certificazione, Comuni, Concessioni,
Enti locali, Protezione civile, Università
|
|
|
Agricoltura, Artigianato, Alberghi, Balneazione, Spettacolo, Turismo
|
|
|
Agricoltura, Artigianato, Alberghi, Balneazione, Spettacolo, Turismo
|
|
|
Energia, Energie Alternative
|
|
|
Costruzioni, Edilizia, Strutture, Impianti, Lavori, Materiali, Opere pubbliche,
Appalti, Contabilità, Barriere architettoniche
|
|
|
Condomini Immobili Locazioni
|
|
|
Aeroporti, Ferrovie, Ponti, Porti, Strade, Condutture
|
|
|
Informatica, Innovazione, Telecomunicazioni
|
|
|
Contratti, Esercizio Tariffa professionale, Lavoro
|
|
|
Sicurezza, Prevenzione incendi, infortuni, impianti
|
|
|
Alluvioni, Calamità, Dissesti, Frane, Terremoti
|
|
|
Norme non incluse nelle categorie precedenti
|
|